Il filo conduttore dell’intera giornata è stato il ruolo degli indicatori cardiologici nella pratica clinica: non semplicemente numeri o misurazioni, ma strumenti che devono aiutare il veterinario a diagnosticare, stadiare, monitorare la progressione della malattia, valutare la risposta alla terapia e prendere decisioni cliniche. Gli indicatori devono quindi convergere verso una decisione clinica, senza sostituire la visita e il ragionamento del medico veterinario.

La mattinata ha affrontato gli indicatori oggettivi delle cardiopatie feline, l’insufficienza mitralica del cane nei diversi stadi di gravità ed il problema della continua ricerca di nuovi indicatori, chiedendosi quali siano realmente utili e quali invece aggiungano soltanto complessità.

Nel pomeriggio l’attenzione si è concentrata sugli indicatori per la quantificazione del danno cardiocircolatorio nell’insufficienza mitralica, sul loro utilizzo nella diagnosi e nel monitoraggio terapeutico e sugli indici ecocardiografici nelle patologie del cuore destro.

La giornata si è conclusa con “Indicatori cardiologici… il paradosso di Zenone”, una relazione che riprende il problema centrale del congresso, cioè aggiungere sempre nuovi indici significa necessariamente avvicinarsi alla verità clinica oppure rischiamo di accumulare misurazioni senza migliorare realmente la nostra decisione?