Quello che dice la gente, quello che dice la scienza, quello che affermano le associazioni e quello che dicono le Leggi italiane.

A cura di
Laura Maria Settimo

Introduzione al concetto di razza

L’utilizzo della parola razza è molto frequente ma sicuramente solo una minima parte di coloro che la pronunciano conosce esattamente il significato di questo vocabolo, accontentandosi di riferirlo ad un gruppo di animali simili per morfologia e taglia. In Biologia, gli organismi animali e vegetali vengono identificati con la nota nomenclatura binomiale linneana fino al livello di Specie.

Al di sotto della specie la Biologia non riconosce ulteriori nomenclature universalmente accettate. Per quanto riguarda gli animali, per identificare gruppi di soggetti morfologicamente simili all’interno di una stessa specie, si utilizzano i termini sottospecie, varietà, forma e – appunto – razza, soprattutto nel campo degli animali che sono stati oggetto di domesticazione, quelli da reddito e/o d’affezione, di cui si interessa la Zootecnia. Per i vegetali si utilizza – oltre ai già citati varietà e sottospecie – anche il termine cultivar, esclusivamente per le piante coltivate.

Seguendo le impostazioni di Linneo, l’appartenenza di un organismo ad una determinata specie fu per lungo tempo stabilita sulla base di criteri morfologici. Solo nel XX secolo, grazie agli studi del biologo Ernst Mayr che si è dedicato con particolare passione al campo della Speciazione, si è diffusa – in particolare nel campo della Zoologia – la definizione tassonomica di Specie come insieme degli individui che, accoppiandosi in condizioni naturali, generano prole feconda. Negli ultimi anni, i progressi nel settore della genetica hanno consentito di rivedere, sulla base dell’analisi del DNA, la classificazione tassonomica di molti esseri viventi e questo processo è tuttora in corso.

Il concetto di razza è dunque estraneo al campo di interesse della Biologia ma è fondamentale in Zootecnia.

Le Associazioni gattofile

L’interesse dell’uomo per il gatto si perde nei meandri della Storia. La sua presenza accanto agli esseri umani è da mettere inizialmente in relazione alla sua capacità di cacciare topi ed altri piccoli animali dannosi per i raccolti e le scorte alimentari. Già gli antichi Egizi lo trattavano con massimo rispetto e devozione mentre in Europa negli anni bui del Medio Evo il nostro amico a quattro zampe, soprattutto se con mantello nero, ha patito discriminazioni, pregiudizi e vere e proprie persecuzioni.

Con il progredire della civiltà e del benessere il gatto si è ritagliato un nuovo ruolo: quello di animale da compagnia e gli appassionati gattofili hanno iniziato a favorire la riproduzione dei soggetti ritenuti migliori sotto l’aspetto dell’estetica o del temperamento, mettendo le basi per la creazione di alcuni gruppi di individui che fossero facilmente riconoscibili per una o più caratteristiche fisiche come il colore della pelliccia, la sua lunghezza, la distribuzione delle pezzature cromatiche, il colore degli occhi, ecc… creando così le prime razze di gatti. La nazione/culla dell’allevamento felino è il Regno Unito, paese in cui ancora oggi il gatto gode di una grandissima popolarità.

Qui nacque – nel 1824 – e visse colui che viene definito The Father of the Cat Fancy ovvero il Padre della Gattofilia, Harrison William Weir, che morì nel 1906 dopo una vita dedicata all’arte e ai gatti. Nel luglio del 1871 organizzò la prima Esposizione Felina al Crystal Palace di Londra; nel 1887 fondò il National Cat Club, di cui fu Presidente e Giudice, adoperandosi per diffondere tra i suoi compatrioti la conoscenza e l’amore per il gatto. Nel 1889 scrisse il primo libro sui gatti di razza: Our Cats and All About Them in cui erano descritte e illustrate le varietà allora più comuni. Varietà che portano il nome di alcune delle razze ancor oggi esistenti ma che esteticamente ne sono spesso molto lontane in quanto gli standard possono cambiare nel corso del tempo. La storia del gatto Persiano ne è un esempio particolarmente evidente: confrontando le raffigurazioni ottocentesche con gli esemplari moderni si può osservare quanto profondamente la selezione artificiale possa modificare, nell’arco di alcune generazioni, l’aspetto di una popolazione.

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Un gatto Persiano secondo gli standard inglesi del XIX secolo.

Illustrazione tratta dal libro Our Cats and All About Them di H.Weir.

Da allora la passione del gatto di razza prese piede, prima lentamente e solo nel Regno Unito, poi sempre più velocemente anche nel resto dell’Europa e del Mondo. Nacquero di conseguenza molte associazioni di appassionati e di allevatori i cui scopi principali erano – e lo sono tuttora – la gestione dei Libri Genealogici, la fissazione degli standard e la promozione della conoscenza del gatto a tutti i livelli.

Alcune di queste Associazioni hanno ingrandito le proprie fila e si sono federate a livello internazionale; altre hanno avuto vita breve e si sono estinte. In questo momento le maggiori Associazioni del settore sono:

  • CFA (Cat Fanciers’ Association): fondata negli USA nel 1906, attualmente organizzata in centinaia di Club su base territoriale con svariate migliaia di Soci in tutto il mondo, specialmente negli USA, Giappone, Cina ed Europa. https://www.cfa.org/
  • TICA (The International Cat Association): fondata negli USA nel 1979, diffusa in tutto il mondo e in particolare negli USA, in America Latina, Europa e Giappone. https://www.tica.org ‎
  • FIFE (Fédération Internationale Féline): nata sin dall’origine come ente internazionale e fondata nel 1949 da alcune Associazioni gattofile europee, tra cui la Società Felina Italiana, riunisce al momento oltre centomila persone di 41 nazioni, organizzate in 42 club su base territoriale, in particolare in Europa, Sud America, Sud Est Asiatico. In Italia è rappresentata dall’ANFI (Associazione Nazionale Felina Italiana). https://fifeweb.org
  • GCCF (Governing Council of the Cat Fancy): storico ente britannico fondato nel 1910, attualmente composto da 158 Club con migliaia di soci. http://www.gccfcats.org/
  • WCF (World Cat Federation): fondata nel 1988 in Brasile e recentemente registrata come Ente in Germania, unisce attualmente 280 Club allevatoriali, principalmente in Europa e Sud America http://www.wcf-online.de

MASCHIO BLACK SILVER SHADED Xaranas Unlimited Joy of Sua Maesta

Un gatto Persiano secondo gli standard attuali.

Illustrazione fornita dall’allevamento italiano Sua Maestà di Cristina Schirru.

Australian Cat Federation Inc. (ACF), Cat Fanciers Association Inc. (CFA), Fédération Internationale Féline (FIFE), International Cat Association Inc. (TICA) e World Cat Federation (WCF) nel 1999 hanno fondato un organismo di collaborazione e coordinamento mondiale: il World Cat Congress (WCC) a cui attualmente aderiscono, oltre al già citato GCCF, anche altre associazioni di più modesta rappresentatività (ad esempio SACC: United Kingdom, and Southern African Cat Council e ACF: New Zealand Cat Fancy).

All’interno del WCC siamo orgogliosi della presenza dell’italiana dottoressa Sara Moroni (giudice internazionale FIFE) quale coordinatrice dell’ Health and Welfare Committee.

Sebbene i documenti genealogici siano reciprocamente riconosciuti, gli standard di razza dei vari gatti possono differire, anche molto, da una associazione all’altra e dunque può accadere che uno stesso gatto ottenga risultati molto brillanti nelle expo del circuito FIFE o WCF e non nelle expo CFA, o viceversa.

Le Associazioni italiane

In Italia l’Associazione gattofila con il maggior numero di Soci è l’ANFI (Associazione Nazionale Felina Italiana) che aderisce alla FIFE. Sono presenti anche altre associazioni federate al WCF (AGI, AFI, FIAF, AFEF, SCIC, ecc), club autonomi come ENFI e un modesto numero di soci di Club appartenenti alla TICA e al CFA.

In Italia la prima manifestazione espositiva pubblica in campo felino ebbe luogo nel 1934 a Torino, città nella quale – dopo la forzata inattività a causa della Seconda Guerra Mondiale – nel 1946 venne fondata la Società Felina Italiana, il cui nome venne in seguito mutato in Federazione Felina Italiana e ancora successivamente in Associazione Nazionale Felina Italiana.

Attualmente l’ANFI è una delle Associazioni allevatoriali feline riconosciute dallo Stato italiano cui è affidato il compito di gestire il Libro Genealogico del Gatto di Razza ai sensi di Legge. La sua sede è tuttora nella città di Torino. Lo Stato Italiano riconosce altresì ad altri Enti e Associazioni la facoltà di emettere Certificati Genealogici aventi valori legale. Al momento queste Associazioni sono: AFEF, AGI, ENFI e FIAF. L’elenco aggiornato di questi enti è consultabile sul sito del Ministero dell’Agricoltura (MASAF). Al momento sono 5 ma non è da escludere che in futuro tutto il settore possa essere riorganizzato, anche nell’ottica della necessità di censire tutti i gatti nel SINAC entro alcuni anni.

Prima Esposizione Felina Internazionale

La prima e l’ultima pagina di copertina del catalogo emesso in occasione della Prima Esposizione Felina Internazionale svoltasi in Italia.

Immagine originale non modificata.
© Laura Settimo
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Il Gatto di Razza secondo le Leggi italiane ed europee

Vi abbiamo forse un po’ tediato con questi dati di carattere generale per introdurre un’altra serie di informazioni di natura – purtroppo – ancora piuttosto formale ma indispensabili per un cittadino o un professionista che abbia a che fare con i Gatti di Razza, il loro allevamento e la loro commercializzazione. Ed è importante ricordare che anche la nascita di un solo gattino da una sola fattrice è definibile come allevamento così come la cessione anche di un solo gattino a fronte della corresponsione di un importo in denaro – per quanto modesto – ha natura di vendita.

La Comunità Europea ha emesso normative che tracciano il solco entro cui i Paesi membri devono muoversi nella gestione del proprio patrimonio zootecnico. Ogni Paese ha a sua volta emanato norme che attuano le delibere comunitarie coordinandole con quanto già in essere e tutto questo settore è attualmente interessato da grandi fermenti. Ne sono scaturite Leggi che purtroppo sono ignote alla gran parte dei cittadini italiani, Medici Veterinari compresi, mentre il Legislatore non ha ancora dipanato il groviglio degli aspetti fiscali legati alla commercializzazione di Gatti di Razza da parte di allevatori che non siano in possesso di partita IVA. Ma, ovviamente, al Medico Veterinario non è richiesto di essere aggiornato anche sulle problematiche fiscali dei propri clienti.

A chi volesse consultare i principali documenti originali da cui deriva la normativa italiana, segnaliamo:

  • Direttiva Europea 91/174/CEE
  • Legge 15 gennaio 1991 n. 30
  • Decreto Legislativo 30 dicembre 1992 n. 529
  • Decreto Ministeriale (MIPAAF ora MASAF) 26 luglio 1994
  • Regolamento UE 2016/429

Da questo ampio corpus derivano alcuni principi di natura generale di cui facciamo una sintesi limitandoci a segnalarne le conseguenze più rilevanti:

  • è definito animale di razza ogni soggetto d’allevamento di specie contemplata nell’allegato II del trattato costitutivo della UE che sia iscritto o registrato in un Registro o Libro Genealogico tenuto da un’organizzazione, un ente pubblico o associazione allevatoriale riconosciuta;
  • i Libri Genealogici e i Registri Anagrafici italiani sono istituiti, previa approvazione del Ministero per le Politiche Agricole, dalle associazioni di allevatori di specie o di razza aventi personalità giuridica e rispondenti ad una serie di criteri stabiliti dal MASAF stesso;
  • per quanto riguarda i gatti, sono considerati di razza i soggetti dotati di un Certificato Genealogico emesso dai già citati 5 enti e i soggetti di origine comunitaria o extracomunitaria i cui requisiti siano compatibili con la registrazione nel Libro Genealogico del Gatto di Razza, ovvero che siano in possesso di documenti genealogici che possano essere trascritti nei Libri Genealogici riconosciuti dallo Stato e il cui aspetto risulti conforme allo standard della razza attribuita al soggetto;
  • sono ammessi alla riproduzione tutti i soggetti di razza in possesso dei requisiti genealogici, salvo quelli con documentate anomalie fisiche (es: sordità, polidattilia, ernia ombelicale, criptorchidismo, ecc…) o affetti di tare genetiche documentabili, come i gatti portatori dell’allele PKD1 (malattia del rene policistico);
  • è consentita la commercializzazione solo per quei soggetti di razza che siano in possesso di un Certificato Genealogico emesso dai Libri Genealogici riconosciuti. La mancata osservanza di questa norma comporta, per chi dovesse esserne responsabile, una sanzione amministrativa che può arrivare a circa 30.000,00 euro (il testo originale indica una somma variabile dai 10 milioni ai 60 milioni di lire) e la possibilità di essere perseguito per truffa su querela di parte.
  • la vendita di meticci NON è vietata e non è perseguibile, se l’animale è dichiarato “meticcio”, “simil razza”, “incrocio”, ecc…

Ricordiamo che al momento della stesura del presente articolo (estate 2026), le Regioni italiane possiedono Leggi e regolamenti anche molto dissimili fra loro e dunque ciascun attore nel processo di compravendita di un gatto, dovrà approfondire l’argomento basandosi sul “qui e ora” documentandosi, eventualmente, presso la propria ASL. Alcuni esempi: in Friuli Venezia Giulia vige l’obbligo di microchippatura per tutti i gatti di proprietà mentre nella regione Lazio è da anni in vigore l’obbligo di microchippatura e registrazione di qualsiasi gatto oggetto di cessione, meticcio o di razza che sia.

Da quanto sopra esposto risulta quindi evidente che l’attribuzione di una certa razza ad un gatto in base alle sue caratteristiche puramente fisiche è – almeno in Italia – un arbitrio. In assenza di formali e documentate certificazioni genealogiche, i libretti di vaccinazione e ogni altra certificazione dovrebbero tutti essere compilati con il termine meticcio nel campo dedicato alla razza. E se proprio il gatto somiglia quasi perfettamente ai soggetti di razza che si vedono nelle expo, ad esempio nel caso di un bel gattino di colore grigio uniforme e gli occhi giallo oro, è più corretto descriverlo come meticcio simile a Certosino piuttosto che di razza Certosina.

Razze, esposizioni e standard

Il fine ultimo dell’allevamento del gatto di razza è la selezione di soggetti sempre più conformi allo Standard di razza, ovvero ad un modello teorico di gatto perfetto redatto a tavolino sulla base di ciò che deliberano le Associazioni Feline internazionali. Accade così che non tutte le Associazioni riconoscano – ovvero ammettano alle esposizioni ed alle relative classi di concorso – le stesse razze o che, nell’ambito di una medesima razza, alcune Associazioni riconoscano un’ampia gamma di varietà di colori del mantello e altre un range cromatico molto più limitato. Ad esempio, la FIFE non riconosce la razza Scottish Fold, che è invece riconosciuta dal WCF.

Anche per questo motivo non esiste un’unica risposta alla domanda apparentemente semplice: “Quante razze di gatti esistono?”

Se qualcuno volesse contare le razze riconosciute dalle diverse Associazioni e le varietà di colore all’interno delle differenti razze, si troverebbe di fronte a numeri anche molto diversi. Per quanto riguarda il nostro Ministero, l’orientamento è quello di riconoscere e promuovere il maggior numero di razze possibile e – almeno teoricamente – promuovere il patrimonio zootecnico felino italiano.

Negli articoli che dedicheremo prossimamente alle varie razze ci focalizzeremo sugli standard FIFE (in Italia, coincidenti con quelli di ANFI), quando esistenti. Per le razze non riconosciute dalla FIFE citeremo volta per volta quali siano gli standard illustrati.

A cura di
Laura Maria Settimo

Titolare dal 1986 dell’Allevamento della Fata Morgana (Riconosciuto ANFI/FIFE).
Socio fondatore e attuale Segretaria del Club Italiano del British Shorthair (CIBRIS).
Nel corso degli anni ha fatto parte, per parecchi mandati, del Consiglio Direttivo Nazionale ANFI e di quello di ANFI Lazio.
Socio fondatore e Legale Rappresentante dell’Associazione CATNIP, fondata a Roma nel 2010 con l’obiettivo di supportare allevatori e amatori in tutte le attività collegate all’allevamento e alla convivenza con il gatto.
Ha collaborato con AIVPAFE in occasione di alcuni congressi presentando relazioni orientate alla divulgazione delle normative relative all’allevamento felino.
Ha promosso, con il patrocinio di AIVPAFE e GISPEV, una iniziativa di webinar divulgativi nel campo della cultura felina trasmessi in diretta a partire dal settembre 2024 fino all’ottobre 2025, buona parte dei quali sono visibili anche in differita, sul canale YouTube CATNIP.