Cenni storici sulla razza
Nel tempio di Lao-Tsun, in Birmania, si adorava Tsun-Kyan-Tsé, una dea tutta d’oro con gli occhi color zaffiro. Qui i monaci vivevano in pace e serenità con i loro cento gatti bianchi. Un giorno il tempio fu invaso da predoni che uccisero il Gran Sacerdote mentre, con a fianco il suo gatto bianco, se ne stava in meditazione davanti alla statua della dea. Non appena l’animale vide l’uomo steso al suolo, salì sopra il suo corpo inanimato fissando la dea negli occhi come a chiedere vendetta.
Avvenne allora una straordinaria trasformazione: il mantello del gatto assunse il color oro della dea; le gambe, il muso, le orecchie e la coda quello scuro della terra e gli occhi divennero blu zaffiro come quelli della dea. Solo le zampe, che poggiavano sul cadavere del monaco, rimasero candide in segno di purezza. Nello stesso tempo anche gli altri gatti del tempio subirono la stessa trasformazione e la trasmisero ai loro discendenti. Questa è la leggenda che si racconta a proposito dell’origine del Sacro di Birmania, per la quale ringraziamo l’A.Ga.Bi. (Associazione italiana amatori del Gatto sacro di Birmania) che ce l’ha trasmessa nella sua forma più accreditata.
In realtà le origini di questa razza sono avvolte in una nebbia che ancora nessuno è riuscito a dissolvere. L’unica certezza è che il Sacro sia comparso in Francia agli inizi del XX Secolo. Alcuni affermano che sia un gatto costruito a partire da un accidentale accoppiamento fra tra un siamese guantato (cioè con le zampe bianche) e un gatto a pelo lungo. Altri citano i primi due esemplari, provenienti via mare dal Sudest asiatico e comparsi in Francia prima del 1920, forse addirittura rubati davvero da un tempio, dei quali si racconta che il maschio morì poco dopo l’imbarco e che soltanto la femmina sopravvisse il tempo necessario per mettere al mondo una cucciolata da cui ebbe origine l’intera razza. Si ha una testimonianza dell’iniziale relativa popolarità di questi gatti grazie a una fotografia del 1927 in cui compare la nota scrittrice Marcelle Adam abbracciata al suo gatto Sacro di Birmania seal point, Manou de Madalpour, tuttavia in quegli anni gli esemplari nati nei pochi allevamenti esistenti erano in numero estremamente limitato. In Svizzera e in Belgio alcuni amatori cominciarono a interessarsi a questo gatto senza peraltro riuscire a continuarne l’allevamento. La Principessa Ratibor di Hohenloe acquisì un maschio e alcune femmine nel 1935. Successivamente gli stessi gatti e i loro discendenti furono donati al Duca d’Aosta e ospitati nel castello di Francavilla Bisio, preso Novi Ligure. Le tracce di questa piccola popolazione di Sacri di Birmania sul suolo italico si perdono pochi anni dopo. Nello stesso periodo, in Francia, due o tre allevatori possedevano ancora e fino all’inizio del 1940 alcuni ibridi di Birmano con guanti scadenti ma la guerra che iniziò di lì a poco portò la razza vicino all’estinzione. Dopo la II Guerra Mondiale essa subì una tale contrazione che erano sopravvissute in tutto il mondo due sole coppie fertili e da queste si partì per ottenere il riconoscimento da parte della FIFe; in via preliminare nel 1949 e in via definitiva nel 1966. Per distinguere inequivocabilmente e formalmente questa razza dal gatto Burmese, anch’esso di origine correlata con la nazione nota un tempo come Birmania o Burma (in Inglese) e oggi denominata Myanmar, è stato introdotto negli anni ’50 il termine Sacro di Birmania invece del più semplice Birmano utilizzato in precedenza ma mai del tutto abbandonato. Il primo Sacro a raggiungere gli Stati Uniti fu Irrouaddi du Clos Fleuri, importato dalla Francia nel 1959. Il CFA riconobbe la razza nel 1967. In Italia furono reintrodotti i Birmani nel 1979 grazie all’allevatrice Franca Maria Gabriele di Torino (allevamento del Valentino) che riuscì a ottenere da allevatori francesi la sua prima coppia di riproduttori: Porthos de Tchao Pai e Paquita. Grazie anche alla creazione del Club di Razza A.Ga.Bi (sempre a opera di Franca Gabriele), il Sacro di Birmania divenne in breve molto popolare e apprezzato.
Le statistiche del Libro Genalogico ANFI per l’anno 2024 vedono il Sacro di Birmania all’ottavo posto nella classifica annuale del numero di nuovi iscritti con 3147 soggetti pari al 3,3% di tutte le nuove nascite.
L’allevamento del Valentino è tuttora attivo.

Le caratteristiche fisiche ed etologiche del Sacro di Birmania
Il Sacro di Birmania è un gatto colourpoint a pelo semilungo, in cui le quattro zampe sono caratterizzate da pezzature di colore bianco. La regolarità e la simmetria di questo guantaggio bianco (come si dice in gergo felinotecnico) è un parametro fondamentale per la valutazione di un gatto da esposizione. Sulle zampe anteriori il guantaggio deve coprire tutte le dita; sul retro di quelle posteriori deve essere a forma di V rovesciata. Piccole macchie bianche in altre zone del corpo vengono definite macchie di latte e sono penalizzanti nei concorsi di bellezza. Maggiori dettagli sono riportati nello Standard.
Dal punto di vista genetico, il guantaggio è il risultato della presenza in omozigosi di una mutazione del gene KIT; una caratteristica che viene ereditata in modalità autosomica recessiva, recentemente identificata dalla ricercatrice italiana Barbara Gandolfi [1].
l colore degli occhi del Birmano, così come per tutti gli altri colourpoint, è il blu, più apprezzato nei concorsi di bellezza quanto più è scuro.
Il suo mantello è setoso e poco incline a formare nodi, dunque la sua toelettatura risulta poco impegnativa e particolarmente agevole.
Mediamente il temperamento del Birmano è affettuoso, equilibrato e tranquillo. La sua indole è perfetta per la vita in appartamento; ama il gioco e la compagnia degli esseri umani. La sua grande pazienza lo rende un perfetto compagno di giochi per i bambini e una preziosa compagnia per gli anziani. È mansueto, molto intelligente e curioso. Non ama la solitudine e apprezza sia la compagnia di altri gatti che di cani non aggressivi.
Lo Standard di razza secondo la FIFe
Lo standard del Sacro di Birmania è sostanzialmente identico in tutto il mondo e in tutte le Associazioni. In questo articolo facciamo riferimento, come di consueto, allo standard della FIFe.

La salute del Sacro di Birmania
Si tratta di una razza selezionata a partire da un numero di antenati molto ristretto ed è ipotizzabile che l’elevato inbreeding sia causa della depressione del sistema immunitario. Il Sacro di Birmania è stato ed è tuttora oggetto di studi volti a valutare se sia caratterizzato da un più alto tasso di infezione da coronavirus felini (CoVF), compresa la variante letale comunemente denominata FIP, come taluni riscontri empirici parrebbero evidenziare. [2]
Vi sono in effetti alcuni allevamenti di Sacri di Birmania in cui la mortalità dei cuccioli a causa della FIP è sensibilmente più alta della media riferita negli allevamenti di gatti nella loro totalità e il Club di Razza A.Ga.Bi. è impegnato da anni in una raccolta fondi volta a finanziare la ricerca su questa malattia.
Ragionevole è inoltre ritenere che vi possano anche essere aspetti ematologici e biochimici specifici e misurabili che caratterizzino la razza.
Studi recenti [3] hanno evidenziato che i Sacri di Birmania, rispetto ai parametri medi standard, hanno valori più alti di creatinina, alfa2-globuline e glicemia.
La considerazione di queste peculiarità di razza è importante perché, per esempio, in un gatto Birmano con valori di glicemia di 160 mg/dl, l’ipotesi che l’animale soffra di diabete potrebbe essere del tutto priva di fondamento.
Si stima che circa il 20% di Birmani sia caratterizzato da sangue appartenente al gruppo B. Se una femmina di gruppo B viene accoppiata con uno stallone di gruppo non B (A o AB), la cucciolata generata è a rischio di isoeritrolisi neonatale. È dunque fondamentale che un allevatore conosca il gruppo sanguigno di ogni propria fattrice. Come in tutti i gatti colourpoint, ovvero omozigoti per la variantecsdella serie allelica dell’albinismo, nei Sacri di Birmania si possono osservare strabismo convergente e nistagmo senza che questi siano legati a una specifica patologia, ma da mettere in relazione ad un’anomala intersezione di fibre nervose all’interno del chiasma ottico, osservabile anche in altri animali albini. [4]
Al di là delle citate peculiarità, il Sacro di Birmania si può considerare un gatto mediamente molto sano e robusto.
Agli allevatori si raccomanda comunque di testare i propri soggetti per la malattia del rene policistico prima di utilizzarli per la riproduzione e, in età adulta, di sottoporli a ecocardiografia
Dove trovare un Sacro di Birmania in Italia
In Italia la razza è molto popolare e in ogni Regione si trovano ottimi allevamenti riconosciuti dal MASAF. Ne segnaliamo alcuni ma l’elenco è, per motivi di spazio, limitato e sicuramente non esaustivo. L’autrice di questo articolo è a disposizione di chi necessitasse di ulteriori informazioni in merito.
- Windchime, di Nico Padovano, Mola di Bari (BA); http://www.sacridibirmania.eu/
- Fluffypants, di Alessandro Melillo, Roma; https://fluffypants-cattery-2.jimdosite.com/
- Sacro Olimpo, di Maria Letizia Giacci, Roma; http://www.olimpos.it/
- Fairy Eyes, di Ilaria Spedicato, Cava de Tirreni (SA); https://www.fairyeyesbirmans.com/
- Zaffiri Blu di Rossella Mercadante, Vigonza (PD); http://www.gattidibirmania.it/
- Wonderful Dreams, di Roberta Moro, Fiuggi (FR); https://www.gattosacrodibirmania.it/
- Cheers Beauty’s, di Daniela Guermandi, Pianoro (BO)
- Del Valentino, di Franca Maria Gabriele, Torino
- Ellcrys, di Elsa Stagnaro, Sestri Levante (GE)

Bibliografia
[1]. B. Gandolfi, L. H. Bach, S.J. Bailey, L. G. Beresford, M.P. Cooper, N. Fretwell, M. Longeri, and L. A. Lyons. (2010). Off with the gloves: Mutation in KIT for the unique white spotting phenotype of Birman cats.[2]. Paltrinieri S., Rossi G., Giordano A. (2014). Relationship between rate of infection and markers of inflammation/immunity in Holy Birman cats with feline coronavirus.[3]. Paltrinieri S., Ibba F., Rossi G. (2014). Hematological and biochemical reference intervals of four feline breeds.[4]. R. Blake, M.L.J. Crawford (1974). Development of strabismus in Siamese cats. Brain Research, 77, 492-496.Standard di razza
Aspetto generale
Taglia media
Testa
Forma
Ossatura forte
Fronte
Leggermente arrotondata
Guance
Piene, un po’ arrotondate
Naso
Di lunghezza media, senza stop, leggermente curvo
Mento
Forte
Orecchie
Forma
Piuttosto piccole, con punte arrotondate
Posizione
Ben distanziate, leggermente inclinate, non troppo diritte sulla testa
Occhi
Forma
Non del tutto tondi, leggermente ovali, di media grandezza
Colore
Blu profondo
Corpo
Struttura
Abbastanza lungo. I maschi sono più massicci delle femmine
Arti e zampe
Corti e forti
Piedi
Arrotondati
Guantaggio
Le pezzature bianche agli arti anteriori e posteriori, denominate “guanti” sono la caratteristica distintiva del Sacro di Birmania. Essi devono essere di colore bianco puro e si dovrebbero fermare all’articolazione o alla linea di passaggio tra il piede ed il metacarpo, linea che non dovrebbero oltrepassare. Guanti leggermente più lunghi sulle zampe posteriori possono essere tollerati.
Sulla faccia plantare degli arti posteriori i guanti bianchi terminano a punta (sperone). La terminazione ideale dei guanti è a forma di “V” rovesciata, tra la ½ e i ¾ della pianta del piede. Speroni meno o più alti sono accettabili ma non devono superare l’articolazione. È importante che i guanti siano di uguale lunghezza e che presentino simmetria di bianco, rispettivamente sulle due zampe anteriori e sulle due posteriori o, idealmente, su tutte e quattro le zampe
Coda
Di media lunghezza, a forma di piuma
Pelliccia
Struttura
Lunghezza da lunga a semilunga, al variare delle parti del corpo; più corta sul muso, gradualmente più lunga sulle guance fino ad una completa gorgiera; lunga su dorso e fianchi.
Tessitura setosa.
Leggero sottopelo.
Colore
I Sacri di Birmania mostrano i colori caratteristici dei gatti Siamesi (point), ma con i quattro piedi bianchi (guanti). I point includono muso, orecchie, zampe, coda e genitali. I point devono essere di colore uniforme e ben contrastati rispetto al colore del colore del resto del corpo. Per dettagli a proposito del il colore del corpo, fare riferimento alla parte generale dello standard del Siamese; in ogni caso pallido e preferibilmente uniforme. Il colore del corpo e dei point sono completamente sviluppati solo nei gatti adulti.

