Cenni storici sulla razza
Cominciamo con il dire che il termine Persiano non ha alcuna relazione con la regione in questione, ovvero l’antica Persia — l’attuale Iran — da cui tradizionalmente avrebbe avuto origine questa razza felina. Si tratta in realtà di una sorta di trucco di marketing per dare una patente di esoticità a un gatto che, alle origini della selezione della razza, era ben diverso da quello che conosciamo attualmente e che sostanzialmente si presentava differente da un gatto comune solo per la notevole lunghezza del mantello, caratteristica in effetti diffusa più nei gatti – anche meticci – asiatici che non in quelli europei.
L’origine del Persiano è storicamente in relazione alla razza naturale d’Angora, conosciuta da secoli per il suo fluente e morbido mantello tanto che anche conigli e capre dotati di un vello particolarmente lungo e morbido vengono chiamati allo stesso modo. Si tratta, per tutte queste specie, di varietà spontanee originarie dell’Asia Minore, in particolare della Turchia la cui capitale, Ankara, ha dato loro il nome.
I gatti d’Angora iniziarono a diffondersi in Europa a partire dal XVII Secolo. L’eclettico scienziato Nicolas-Claude Fabri de Peiresc (1580–1637) ne importò i primi esemplari in Francia e i governanti turchi fecero spesso dono di questi felini ai regnanti europei durante le loro visite sul continente. Conigli e capre si erano invece già diffusi in Europa nei secoli precedenti, probabilmente perché il loro pelo era più facilmente filabile, rispetto a quello del gatto, per ottenere la ben nota e pregiata lana d’angora. Attualmente esiste una specifica razza di gatti denominata Angora Turco che può essere considerata l’erede del progenitore del Persiano.
La diffusione di questi esotici felini domestici a pelo lungo o semilungo iniziò lentamente nella seconda metà del Seicento. La loro rarità e il prezzo elevato li confinò per molto tempo nelle case delle famiglie più ricche e potenti. Erano comunque già presenti nella prima expo felina della storia, quella organizzata a Londra nel 1871.
Il maggiore apporto in termini di selezione della razza Persiana lo dobbiamo per primi agli allevatori inglesi che già dal XVIII secolo si concentrarono in particolare sulle varietà bianca (come quasi tutti gli originari Angora di provenienza asiatica) e blu, ovvero con mantello di colore grigio perla. Successivamente, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, si venne a creare un vero e proprio esercito di allevatori statunitensi che iniziarono ad allevare gatti Persiani in modo quasi industriale portando avanti un modello ideale che ha cambiato radicalmente l’aspetto del gatto Persiano rispetto a quello che si poteva incontrare in molte case, anche italiane, fino agli anni ‘70/’80.
Con l’aumentare del numero dei soggetti crebbe anche la varietà cromatica; si diffusero inizialmente Persiani neri, rossi, crema e squama di tartaruga seguiti successivamente da smoke, golden, chinchilla, bicolori, tabby e infine colourpoint (con colorazione di tipo siamese) che le maggiori associazioni allevatoriali statunitensi, TICA e CFA, definiscono anche con il termine Himalayan.
In quegli stessi anni negli USA comparve fra i Persiani una mutazione spontanea, apprezzata da alcuni selezionatori estremi, che causava la nascita di soggetti in cui la brachicefalia tipica della razza era spinta a livelli tali da causare a questi gatti vere e proprie disabilità quali difficoltà di respirazione, epifora costante, malformazioni del cranio e accentuato prognatismo. Essi vennero definiti Peke Face o Peke Faced a causa di una vaga somiglianza del loro muso con quello del cane Pechinese (in inglese Pekingese Dog). Fortunatamente fu una moda passeggera, anche grazie al poco gradimento ottenuto da questi soggetti presso il pubblico, ma soprattutto perché le Associazioni di Allevatori imposero che i Persiani dovessero avere narici ben aperte in modo da consentire una libera e agevole respirazione.

Vi riproponiamo queste due immagini presenti anche in un altro nostro articolo in cui sono ben evidenti le differenze fra il Persiano com’era 200 anni fa (sostanzialmente solo un gatto a pelo lungo) e quello di oggi, che affianca al pelo lungo una struttura corporea ben specifica.

Superati gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale, l’attività dell’allevamento del gatto di razza si diffuse in molte famiglie europee come un hobby, al pari del collezionismo o altri passatempi e, a partire dagli anni ’80 fino ai primi anni del XXI Secolo, chi decideva di cimentarsi in un piccolo allevamento domestico di gatti di razza sceglieva nella maggioranza dei casi il Persiano perché è un gatto di grande bellezza, tranquillo e docile. Nel sentire comune il Persiano è stato a lungo il gatto di razza per antonomasia. Negli Stati Uniti è tuttora la razza più popolare; non così nel nostro Paese, in cui sta attraversando un periodo di diffusione relativamente scarsa, mentre sono diventati più ricercati i gatti a pelo semilungo, decisamente meno impegnativi sotto l’aspetto della toelettatura e che spesso hanno – in particolare i Maine Coon – una spettacolare taglia gigante.
Nel panorama europeo degli ultimi anni del secolo scorso oltre al già citato Regno Unito, anche Francia e Italia si sono distinte per un’accurata selezione che ha permesso di ottenere soggetti di eccezionale conformità allo standard. In questi ultimi anni la bussola dell’allevamento del Persiano punta a Est e questa razza si sta espandendo anche in quei Paesi dove un tempo erano letteralmente sconosciuti, come la Russia e la Cina mentre continua efficacemente negli Stati Uniti e nell’Europa Centrale e Settentrionale.
Se il numero di Persiani allevati ed esposti nelle Expo Feline italiane è in calo, non altrettanto vale per la qualità dei soggetti presentati. Alcuni allevamenti Italiani sono ritenuti fra i più validi nelle diverse Associazioni internazionali gattofile, come dimostrano i risultati ottenuti nelle Esposizioni Mondiali degli ultimi anni.
Le caratteristiche fisiche ed etologiche del Persiano
Si tratta di un gatto di taglia media e di aspetto robusto; la sua muscolatura deve essere forte e ben sviluppata. Il corpo, nel suo complesso, corto e quadrato; le zampe corte e robuste, come la coda. La struttura brevilinea che ne consegue viene definita tecnicamente cobby. La testa è rotonda, come gli occhi, che devono avere un’espressione dolce, così come tondi devono essere il mento e il profilo della fronte, che parte dallo stop alla sommità del naso.
Il Persiano tipico ha un carattere affettuoso e intelligente ma anche piuttosto pigro e abitudinario. Si integra facilmente nelle famiglie e non disdegna le coccole dei bambini, pur preferendo la tranquillità. Per lo stesso motivo è difficile trovare Persiani che aspirino ad arrampicarsi sulle tende o a rifugiarsi sulle cime degli armadi. Giocosi, mai assillanti, comunicano talvolta con melodiosi miagolii e amano la compagnia degli esseri umani per i quali sono compagni discreti e affettuosi.
A giudicare dalla personalità da primedonne che molti di essi manifestano, si potrebbe dire che sappiano realmente di essere tanto belli da costituire una fonte di piacere per gli occhi umani che li osservano.

La pelliccia lunga e morbida è la prima cosa che balza agli occhi. Per mantenersi al massimo dello splendore essa necessita di frequenti cure pertanto il Persiano è un gatto adatto esclusivamente alla vita d’appartamento e, grazie alla sua indole tranquilla, non avverte la necessità di grandi spazi in cui condurre la propria vita. Assolutamente da evitare, per i gatti di questa razza, il soggiorno in giardini e aree polverose. La tessitura del mantello dovrebbe essere serica, non lanosa. Per evitare la comparsa di nodi e infeltrimenti, il gatto dovrebbe essere pettinato ogni giorno e lavato almeno una volta al mese iniziando dalla tenera età in modo che per l’animale il bagno e la pettinatura diventino un’abitudine familiare e non una fonte di stress. Se acquisiscono l’abitudine al grooming, i Persiani riescono a dimostrare una pazienza e una docilità davvero inconsuete per un felino, per quanto domestico. Tale attività è anche indispensabile a rimuovere i peli morti che, se ingeriti durante la normale autotoelettatura, possono formare tricobezoari. Lo strumento migliore per prendersi cura del mantello di un Persiano è un pettine metallico a denti non troppo fitti. Spazzole e cardatori sono utili solo per particolari toelettature da show.
Lo Standard di razza secondo la FIFe
Ricordiamo che gli Standard di razza possono non essere identici in tutte le Associazioni gattofile. In questi articoli faremo riferimento allo standard della FIFe che è stato fissato per la prima volta nel 1949 e successivamente modificato più volte, anche nell’ottica di salvaguardare il benessere del gatto, penalizzando i soggetti con narici troppo strette e altri tratti estremi.
A questo proposto vorrei spendere due parole su normotipo e ipertipo: due termini spesso usati a vanvera. Qualsiasi animale selezionato deve essere conforme allo Standard di razza, o almeno avvicinarvisi il più possibile. Però per i Persiani nel corso degli anni si è diffuso un modo di dire soft per identificare i soggetti decisamente mediocri e non conformi che nascono sia negli allevamenti più prestigiosi che nelle case dei privati che fanno riprodurre una tantum la propria gattina. Questi gatti dai tratti decisamente fuori standard, con nasi e musi lunghi, vengono talvolta descritti come Normotipici o Doll Face e, ancora una volta, con questi termini falsamente altisonanti la realtà dei fatti viene mascherata da una trovata commerciale messa in circolazione dagli allevatori che non vogliono o non riescono a produrre soggetti di elevata conformità allo standard di razza e che definiscono impropriamente Ipertipici quelli che invece rispecchiano il modello ideale della razza.
E’ anche vero che, al di fuori dell’ambiente degli allevatori e di pochi appassionati, molti preferiscono i gatti meno in standard perché l’espressione tipica del Persiano è talvolta considerata arcigna e dal punto di vista commerciale i soggetti fuori standard trovano più facilmente un acquirente rispetto a quelli più perfetti, sempre se escludiamo da queste considerazioni la ristretta cerchia degli allevatori stessi.
Non è quindi corretto distinguere i Persiani in Ipertipici e Normotipici. Esistono Persiani conformi o meno allo standard di razza; ovvero da esposizione e/o riproduzione oppure da compagnia. Il termine ipertipico va riservato a gatti (non solo Persiani) in cui alcune caratteristiche specifiche della loro razza sono talmente esasperate da renderli comunque soggetti fuori standard, dunque non adatti alla riproduzione e tantomeno ad una carriera espositiva.
La salute del Persiano
Il Persiano per anni ha pagato lo scotto di una selezione commerciale che per molti anni ha privilegiato l’estetica del gatto rispetto al suo benessere. Due sono i principali problemi che ne sono conseguiti: la diffusione della malattia del rene policistico (PKD) e un complesso di anomalie anatomiche e funzionali legate alla brachicefalia esasperata.
La ricerca dei musi e dei nasi sempre più corti spesso ha causato la nascita di soggetti svantaggiati, come abbiamo già spiegato parlando dei Persiani Peke Face, popolari negli anni ’80. La conformazione del cranio di questi gatti causa una caratteristica inclinazione del dotto lacrimale e una compressione del sacco lacrimale, che ha profondità minore di quella media fisiologica. Nei Persiani agenesia e atresia dei punti lacrimali si presentano in percentuale molto più alta rispetto a quanto si possa osservare nei gatti meticci o di razze non brachicefale.
Troviamo ancora oggi gatti Persiani che hanno narici e vie aeree tanto strette da non consentire una regolare respirazione e gatti con una costante alterazione del drenaggio naso-lacrimale e conseguente epifora cronica, anche in assenza di specifiche patologie oculari, la cui insorgenza è tuttavia facilitata dal cattivo funzionamento del sistema nel suo complesso. In questi soggetti anche una banale rinite può causare complicazioni piuttosto serie così come possono essere colpiti più di altri da patologie odontostomatologiche, in particolare delle radici dentali. Si osservano con una certa frequenza Persiani affetti da prognatismo e da altri tipi di mal occlusioni dovute all’asimmetria delle arcate dentarie con conseguenti traumi ai tessuti molli della bocca, usura dei denti (anche tale da esporre la polpa dentaria), indebolimento dei medesimi e predisposizione a fratture.
Fortunatamente in questi anni le Associazioni di allevatori hanno fatto pressioni affinché i soggetti caratterizzati da brachicefalia esasperata e dalle patologie ad essa connesse venissero sterilizzati e non utilizzati per la riproduzione. Il Persiano attuale, soprattutto quello più premiato nell’ambito espositivo, è sempre più frequentemente un gatto piuttosto sano, anche dal punto di vista respiratorio.

Allo stesso modo, da alcuni anni è obbligatorio che i riproduttori vengano testati per la mutazione PKD1 la cui presenza è legata alla stragrande maggioranza dei casi di malattia del rene policistico. Il prelievo del DNA felino può essere effettuato in modo molto semplice, con l’ausilio di un paio di bastoncini cotonati o spazzolini scrub. Il test è stato messo a punto dall’Università Davis della California ed è commercializzato in tutto il mondo a costi contenuti. In questo modo nel giro di qualche anno e con la collaborazione degli allevatori etici la malattia dovrebbe poter essere totalmente debellata.
Se non viene accuratamente toelettato, il Persiano può contrarre infezioni micotiche delle pelle più facilmente rispetto a un gatto a pelo corto. Le dermatomicosi trovano un terreno di facile attecchimento nella cute irritata a seguito della presenza di nodi o masse di pelo infeltrito, ovvero sudicia per la facilità con cui la lunga pelliccia si carica della sporcizia presente nell’ambiente in cui il gatto vive. Da notare che queste patologie possono anche essere trasmesse all’uomo. Una regolare asportazione del pelo morto in eccesso è anche utile per evitare lo sviluppo di tricobezoari, causa di vomito e, per quanto raramente, anche di patologie occlusive intestinali.
Mantenere il Persiano pulito e ben pettinato non ha dunque solo importanza per il suo aspetto ma anche per la salute, sia della pelle che del suo intero organismo.
Il Persiano in Italia
In Italia vi è un buon numero di allevamenti di Persiani ma la qualità media dei soggetti allevati è molto diversa da un allevamento all’altro. Alcuni selezionano soggetti di altissima qualità; altri sono orientati ad una attività meramente commerciale, senza avere tra i propri obiettivi il miglioramento della razza.
Segnaliamo in questa sede alcuni fra i più prestigiosi:
- Annarita, di Irene Messia, Fiuggi; https://www.annaritapersians.com/
- Macchiavelli, di Gianluca Macchiavelli, Roma; gianlucamac@me.com
- Sua Maestà, di Cristina Schirru, San Sperate, http://www.suamaesta-cats.it/
- Millebaci, di Tiziana Zanconi, Macerata, http://www.millebacipersians.com/
- Welcome, di Franco Ballari e Vita Motolese, Imperia, http://www.welcomecat.com/
In tutto il mondo si possono trovare altri prestigiosi allevamenti, tuttavia, data l’alta qualità dei soggetti italiani, sconsigliamo di acquistare all’estero un Persiano per la sensibile incidenza dei costi relativi al trasporto dell’animale stesso.

Standard di razza
Aspetto generale
Taglia
Da media a grande
Testa
Forma
Rotonda e massiccia, ben equilibrata, con cranio molto largo
Fronte
Arrotondata
Guance
Piene
Naso
Corto, largo, con uno stop definito ma non camuso.
La sommità e le mucose intorno alle narici devono essere larghe.
Le narici devono essere ben aperte e consentire un libero e agevole passaggio dell’aria.
Lo stop deve essere posizionato fra gli occhi, né sopra la palpebra superiore né sotto la palpebra inferiore
Mento
Forte
Mandibole
Larghe e potenti
Espressione
Aperta e gradevole
Orecchie
Forma
Piccole, arrotondate alla sommità, ben fornite di peli all’interno
Posizione
Divise da un ampio spazio e posizionate piuttosto basse
Occhi
Forma
Grandi, tondi, aperti e ben distanziati fra loro
Colore
Espressivi, di colore puro e brillante, come richiesto per le differenti varietà di colore del mantello
Collo
Corto e forte
Corpo
Struttura
Compatto (cobby), muscoloso, basso sulle zampe, con petto ampio; spalle e dorso massicci
Arti e zampe
Corti, forti e saldi
Piedi
Larghi e rotondi; stabili; auspicabili ciuffi di pelo tra le dita
Coda
Forma
Corta e ricca di pelo. Proporzionata con la lunghezza del corpo, con la punta leggermente arrotondata
Pelliccia
Struttura
Lunga e densa. Tessitura fine e serica (non lanosa). Una gorgiera completa copre spalle e petto.
Colore
Per ogni varietà esistono caratteristiche specifiche per le quali si rimanda chi volesse approfondire l’argomento alla tabella pubblicata sul sito della FIFe

