Cenni storici sulla razza
Chi cerca le origini del Gatto delle Foreste Norvegesi (Norsk Skogkatt, in lingua originale) si imbatte sovente in racconti mitologici norreni e storie fantastiche che affondano le radici nel passato più remoto. Si narra che Freya, la dea scandinava dell’ amore e della fertilità, guidasse un carro trainato da una coppia di Skogkatt e che Thor, dio del tuono, sia stato sottoposto ad una prova di forza consistente nel sollevamento di un grosso e pesante gatto.

A molti piace narrare che il Gatto delle Foreste Norvegesi sia il gatto dei vichinghi, preso dalla foresta e portato sulle navi in giro per il mondo e attribuire ad esso l’origine del gatto di razza Maine Coon diffuso nel Nord degli USA. Pochi sanno che, in realtà, la razza strettamente detta è stata registrata come tale solo negli anni ’70 anche se si annovera la sporadica presenza di qualche esemplare di Skogkatt nelle esposizioni feline scandinave già negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale. Testimonianze di gatti dal lungo mantello sono presenti da secoli nell’arte, la letteratura e la tradizione orale dei paesi scandinavi.
Nel 1599 il naturalista Peder Claussøn Friis ipotizzò l’esistenza, in Norvegia, di tre tipi di lince: lince-lupo, lince-volpe, lince-gatto. La descrizione di quest’ultima evidenzia di certo una somiglianza tra il felino selvatico ed il gatto naturale presente nei boschi della Norvegia e della Scandinavia in generale ma in Norvegia vive in realtà una sola specie di Lince.
Il Gatto delle Foreste Norvegesi si è con tutta probabilità evoluto a partire da gatti comuni a pelo corto che sono arrivati in Scandinavia al seguito di popoli migranti da Sud e che si sono diffusi in tempi preistorici, adattandosi alle condizioni climatiche attraverso la selezione naturale sviluppando caratteristiche morfologiche funzionali alla vita nei boschi scandinavi: pelo spesso e idrorepellente, sottopelo lanoso isolante, presenza di pantaloncini di peli lunghi e fitti alle zampe posteriori, gorgiera e pelo più lungo sul torace; tutte peculiarità che forniscono un efficace isolamento termico nel rigido inverno così come la presenza di pelo all’interno delle orecchie offre protezione dal vento.
È in questo senso che si deve parlare di razza naturale riferendosi al Gatto delle Foreste Norvegesi: il gatto comune si è adattato alla vita in luoghi dal clima rigido, selezionando generazione dopo generazione le caratteristiche essenziali alla sua sopravvivenza. Nel XX secolo le zone rurali scandinave hanno iniziato ad urbanizzarsi e i gatti silvestri hanno rischiato l’estinzione, essendo aumentate negli ambienti urbani e domestici le possibilità di sopravvivenza per i gatti a pelo corto ed essendosi ridotti gli spazi selvatici in cui essi potessero vivere. Sono quindi iniziati i primi veri programmi di salvaguardia e selezione, che hanno portato alla fondazione del primo Club di Razza (Norsk Skogkattring) nel 1975 e al riconoscimento ufficiale della razza presso la FIFe nel 1977.
Le caratteristiche fisiche ed etologiche del Norvegese
Tratto caratteristico del Gatto delle Foreste Norvegesi è la differente condizione del pelo tra l’estate e l’ inverno. Il caratteristico pelo semilungo sul dorso, sulla gorgiera e sui pantaloncini, scompare al sopraggiungere dei primi caldi: è un fenomeno fisiologico che non va minimamente confuso con l’insorgere di una patologia dermatologica.
La combinazione tra i due tipi di pelo (pelo di guardia ruvido ed idrorepellente con sottopelo lanoso termoisolante) serve infatti a proteggere l’animale dal clima rigido e dalle patologie connesse e tanto la sua crescita che la sua caduta dipendono dalla temperatura ambientale e dal fotoperiodo. La muta veloce e massiva, unita alla doppia tessitura, rende il pelo del Gatto delle Foreste Norvegesi “a bassa manutenzione”: una spazzolata alla settimana è più che sufficiente ad evitare nodi e mantenere il pelo e la cute in salute.
La sua taglia è grande, con una spiccata differenza nelle dimensioni tra il maschio (in media tra i 6 e i 7 kg) e la femmina, che pesa mediamente dai 4 ai 5 kg. È opportuno ricordare che il Norvegese è un gatto con crescita molto lenta. Lo sviluppo fisico si completa attorno ai 3 anni di età, pur se la maturità sessuale si manifesta, come altre razze, tra i 6 ed i 12 mesi.
La maggior lunghezza delle zampe posteriori rispetto a quelle posteriori e la considerevole lunghezza della coda si sono evolute per consentire l’equilibrio e la corsa nell’atto predatorio, nella fuga e l’arrampicarsi per cacciare o saltare. Trattandosi di una razza naturale, da poco tempo approdata alla vita domestica a fianco dell’uomo, il Gatto delle Foreste Norvegesi mantiene alcune peculiarità del comportamento che in natura lo
avrebbero aiutato nella sopravvivenza. Come tutti i felini è quindi intelligente e sveglio e unisce a queste doti un istinto predatorio innato che in casa si traduce in caccia a lacci, pennacchi, fili di plastica, elastici per capelli, ecc., che non devono essere lasciati a sua disposizione perché sarebbero irrimediabilmente ingeriti. Per gestire al meglio l’istinto arrampicatorio, e far mantenere attiva e sana la muscolatura, è opportuno arricchire l’ambiente domestico con tiragraffi e postazioni elevate a cui il gatto possa accedere. Questo rende la vita d’appartamento idonea anche a un gatto selezionato dalla natura per sopravvivere al meglio in ambiente silvestre. Sconsigliamo invece di lasciare al gatto la possibilità di accesso all’esterno in giardini non protetti o in balconi non posti in sicurezza, decisamente rischiosi per un animale dal forte istinto predatorio che rischierebbe la caduta da un balcone per cacciare un piccione o una farfalla.

Lo Standard di razza secondo la FIFe
Lo standard del gatto Norvegese delle Foreste è stato redatto nel 1977 prendendo come modello un gatto vivente in carne e ossa, un soggetto di colore black tabby mackerel con bianco che aveva un’età di circa quattro anni nel momento in cui fu assunto come modello di perfezione e il cui nome era Pan’s Truls.
In quel periodo Truls fu protagonista di molti articoli e servizi su giornali e riviste norvegesi e svedesi. Eccolo ritratto nell’intimità della sua casa.

Per alcuni anni dopo il riconoscimento formale della razza le associazioni di allevatori accettarono di rilasciare un certificato di iscrizione/pedigree (naturalmente privo di antenati) a soggetti novizi ovvero gatti che, pur non possedendo una genealogia certificata, rispondevano perfettamente allo standard di razza. Ora tale modalità di iscrizione a un Libro Genealogico non è più ammessa.
Il gatto Norvegese nacque dunque nell’ambito della FIFe ma la razza è stata in tempi brevissimi riconosciuta da tutte le associazioni gattofile internazionali.
La salute del Norvegese
Gli incidenti domestici sono una delle cause primarie di visita del Norvegese dal Veterinario, dal momento che mediamente si tratta di un gatto che gode di ottima salute ma poco prudenti e talvolta maldestri nei movimenti.
I Norvegesi hanno tuttavia alcune peculiarità da tenere ben presenti nell’anamnesi di un gatto che sia presentato come un nuovo paziente.
Innanzi tutto, esiste una malattia genetica riscontrata solo in soggetti di questa razza: la glicogenosi di tipo IV (GSD IV). Questa malattia è causata da un’ampia delezione nel gene per l’enzima GBE (Glycogen Branching Enzyme) che impedisce la produzione corretta dell’enzima e che quindi determina una carenza di glucosio e di conseguenza l’accumulo di glicogeno non ramificato nei tessuti.
Generalmente i gattini affetti da questa patologia muoiono alla nascita o poco dopo. Più raramente vivono qualche mese, ma progressivamente e rapidamente sviluppano atrofia muscolare e debolezza miocardica fino alla morte, che in genere sopraggiunge entro il primo anno e mezzo di vita. [1]
È una malattia a trasmissione autosomica recessiva. Il test genetico serve a controllare se soggetti fenotipicamente sani siano portatori (carrier) dell’allele mutato. Il test è obbligatorio per tutti i riproduttori di razza Norvegese iscritti ai Libri genealogici di tutte le associazioni nazionali aderenti alla FIFe e l’accoppiamento tra carrier è vietato. Ciò non toglie che, per soggetti nati presso proprietari che si improvvisino allevatori e che non aderiscano ad una delle Associazioni in cui il test è obbligatorio o nel caso infausto di un falso negativo al test, possano esser messi al mondo cuccioli malati. Qualora i gattini nascessero con i già citati sintomi, è opportuna una verifica sul DNA del neonato e l’eventuale eutanasia in caso di positività, essendo attualmente impossibile somministrare una terapia che fermi il progredire della malattia.
Nel caso di paziente Norvegese delle Foreste, è opportuno considerare che i valori di riferimento delle analisi biochimiche ed ematologiche per questa razza si discostano leggermente sia dal gatto comune, sia da quelli di gatti di altre razze. È buona norma quindi fare riferimento agli studi in merito. [2]
È stata inoltre dimostrata una maggiore predisposizione per la colangite linfocitaria rispetto ad altre razze. È quindi opportuno, in fase di diagnosi differenziale, prendere in considerazione questa patologia e fare riferimento alla letteratura a questo proposito. [3]
Le patologie cardiache hanno nel Norvegese delle Foreste incidenza paragonabile a qualsiasi altro felino di razza o meno. Per ridurre l’incidenza di patologie su base genetica quali l’HCM, diversi gruppi di studio stanno conducendo degli Health Programs. Tra i principali, il gruppo Fuentes al Royal Veterinary College e l’Osservatorio Italiano per l’HCM Felina. Qualora nella prassi medica si riscontrassero soggetti con HCM, è consigliabile prendere contatto con i cardiologi dell’Osservatorio Italiano HCM Felina al fine di prelevare un campione di sangue (per stoccaggio del DNA) e fornire alcune immagini ecografiche del soggetto, al fine di collaborare al progredire nella ricerca.
È altresì opportuno chiedere al proprietario di informare l’allevatore che ha venduto il gatto. Molti allevatori effettuano di propria iniziativa verifiche ecocardiografiche periodiche per selezionare solo le linee di sangue più sane.
Studi condotti alla UC Davis hanno dimostrato come la PK Deficiency sia anch’essa patologia a base genetica possibile nel Norvegese delle Foreste, così come in tutti i felini. Nonostante il test non sia obbligatorio, diversi allevatori europei si sono attivati per testare i propri riproduttori. La comparsa di sintomi riconducibili ad anemia emolitica non sferocitica è comunque da tenere in considerazione e con un test si può risalire ad una eventuale positività del soggetto e suggerire la terapia opportuna. [4]
Il Norvegese in Italia
Segnaliamo in questa sede un breve elenco di allevamenti d’eccellenza:
- Aesir A-mici, di Laura Losero, Torino; http://www.aesira-mici.it/
- Norr Venn’s, di Sara Moroni, Aprilia; moroni.sara@gmail.com
- Nimue, di Cristiano Ercolani, Duino; https://www.nimuecattery.it/
- Asgard, di Luca e Sheila Vaglini, Cecina; https://www.asgardgattinorvegesi.com/

Bibliografia
[1] J.C. Fyfe, R.L. Kurzhals, M.G. Hawkins, P.Wang, N. Yuhki, U. Giger, T.J. Van Winkle, M.E. Haskins, D.F. Patterson, P.S. Henthorn. A complex rearrangement in GBE1 causes both perinatal hypoglycemic collapse and late-juvenile-onset neuromuscular degeneration in glycogen storage disease type IV of Norwegian forest cats. Molecular Genetics and Metabolism 90 (2007) 383–392 [2] S. Paltrinieri, F. Ibba, G. Rossi. Haematological and biochemical reference intervals of four feline breeds. Journal of Feline Medicine and Surgery 16 (2014) 125–136 [3] C.M. Otte, L.C. Penning, J. Rothuizen, R.P. Favier. Retrospective comparison of prednisolone and ursodeoxycholic acid for the treatment of feline lymphocytic cholangitis. Vet Journal 195 – 2 (2013) 205-209 [4] R.A. Grahn, J.C. Grahn, M.C.T. Penedo, C.R. Helps, L.A. Lyons. Erythrocyte Pyruvate Kinase Deficiency mutation identified in multiple breeds of domestic cats. BMC Veterinary Research 2012, 8 207Bibliografia
Standard di razza
Aspetto generale
Taglia
Grande
Testa
Forma
Forma di triangolo equilatero. Con una buona altezza se vista di profilo; fronte leggermente arrotondata, con profilo dritto e lungo senza interruzioni né stop
Mento
Forte
Orecchie
Forma
Grandi, ben larghe alla base e con estremità appuntite. Fornite di ciuffi di pelo lungo, come nelle linci, che fuoriescono dal padiglione
Posizione
Alte e aperte in modo tale che le linee esterne dell’orecchio prolunghino le linee della testa fino al mento
Occhi
Forma
Grandi e ovali, ben aperti, con orientamento leggermente obliquo
Espressione
Attenta
Colore
Ammessi tutti i colori, senza alcuna relazione con il colore del mantello
Corpo
Struttura
Lungo, con solida struttura muscolare e forte ossatura
Arti e zampe
Zampe forti e alte. Quelle posteriori sono più lunghe di quelle anteriori
Piedi
Grandi e rotondi; proporzionali alle zampe
Coda
Forma
Lunga e ricca di pelo. La lunghezza deve arrivare almeno alle scapole o, preferibilmente, al collo dell’animale
Pelliccia
Struttura
Pelo semilungo. Sottopelo lanoso ricoperto da un pelo di copertura idrorepellente protettivo (guardhair) rustico, grosso, lungo e lucido, che copre il dorso e i fianchi. Un gatto non in muta ha una gorgiera completa, un fitto collare e pantaloncini alle zampe posteriori
Colore
Sono ammessi tutti i colori, anche con pezzature bianche di qualsiasi estensione, salvo tutti i colourpoint, i chocolate, lilac, cinnamon e fawn. E' accettata qualsiasi quantità di bianco; per esempio una fiamma o un medaglione, petto e ventre bianco, macchie sulle zampe, ecc.
Note
Generali
Lo sviluppo lento di questa razza deve essere tenuto in conto dai giudici
Testa
Nei soggetti adulti i maschi devono avere la testa più larga rispetto alle femmine
Pelliccia
La lunghezza della pelliccia e la densità del sottopelo variano a seconda delle stagioni
In alcuni soggetti giovani lo sviluppo del pelo di guardia può iniziare all'età di sei mesi

