Cenni storici sulla razza

Il Thai è un gatto di origine “naturale”. I progenitori di quelli che attualmente frequentano le Esposizioni feline sono infatti autoctoni della Thailandia. Questa nazione un tempo era anche chiamata Siam e ciò ha contribuito e contribuisce tuttora a confondere le idee a chi considera gatti Siamesi e Thai come appartenenti alla stessa razza. Attualmente i Thai vengono talvolta definiti anche comeSiamese tradizionale,Siamese Old-StyleoSiamese Apple-head.
La distinzione fra le due razze è infatti un concetto abbastanza recente in quanto la nascita del moderno Siamese, così estremamente longilineo e diverso dal progenitore naturale, risale solo alla seconda metà del XX Secolo.
Antichi documenti thailandesi come il manoscritto intitolato Tamra Maew ovvero “I Poemi del gatto” – redatto in un periodo compreso fra il XII e il XIV secolo – contengono illustrazioni di gatti dallo splendido mantello di colore avorio sul corpo, con le estremità più scure e gli occhi profondamente azzurri, la cui esistenza era sconosciuta nel resto del mondo e che nel paese di origine veniva chiamato Wichienmas o Wichien-maat. Nello stesso Tamra Maew sono citate anche altre razze autoctone locali come il Korat o il Burmese, a cui sono dedicati specifici articoli.
Nei secoli passati questo gatto era tenuto in grande considerazione nella sua terra d’origine, spesso anche ritenuto sacro. Diverse leggende lo raffigurano accanto alla famiglia reale, intento a preservare gli anelli delle principesse (da dove nascerebbe il nodo alla coda) o semplicemente a guardare costantemente i gioielli (da dove nascerebbe il mito dello strabismo). Di fatto era un gatto allevato esclusivamente per la famiglia reale in monasteri che, ancora oggi, risultano essere gli unici a portarne avanti le caratteristiche originarie in Thailandia.
La loro esportazione fu vietata fino alla seconda metà del XIX secolo e il primo esemplare a varcare legalmente i patrî confini fu, nel 1878, un soggetto destinato alla Casa Bianca statunitense come regalo per Lucy Webb Hayes, la moglie dell’allora presidente Rutherford Hayes.

Lettera che accompagnava il primo gatto di questa razza che è stato importato negli USAinviato come dono per la moglie del Presidente americano Hayes dal console statunitense
a Bangkok, David B. Sickels.

Il primo gatto da Bangkok fu chiamato Siam in onore della sua terra d’origine. Purtroppo morì improvvisamente e prematuramente nell’autunno del 1879. Nel 1884 la famiglia reale thailandese donò una coppia di riproduttori – i famosi Pho e Mia – all’allora console britannico, Owen Gould.
In Inghilterra e negli USA questi gatti vennero accolti con eccezionale entusiasmo.

due Thai
due Siamesi "vecchio tipo" seal pointAlcuni fra i primi soggetti giunti negli USA

In Europa, grazie al lavoro degli allevatori inglesi, l’Esposizione Internazionale Felina svolta al Crystal Palace nel 1881, decretò un successo trionfale per questa razza. Il 29 Giugno 1893 nacque King Kesho, primo Siamese Tradizionale nato in America da due gatti (Tiam O’Shian e Graxie) importati direttamente da Bangkok. Pochi anni più tardi, nel 1896, Adele Locke, allevatrice Americana, cominciò a redigere il primo elenco dei gatti importati e registrati in America.

Adele Locke
Immagini di Adele LockeAllevatrice attiva negli anni compresi fra il XIX e il XX secolo.

La selezione proseguì per alcuni decenni per la sola varietà Seal point, con le punte del corpo di colore marrone scuro. In seguito, negli anni ’40, sempre da Bangkok raggiunsero l’occidente alcuni soggetti Blue point, dalle punte di colore grigio.

Thai Blue point
Uno dei primi esemplari Blue Point giunti in OccidenteLamar Kuan Yin, in una immagine del 1946

L’allevamento attraversò momenti critici dovuti alla Seconda Guerra Mondiale, ma la passione per questo gatto dalle estremità colorate continuò, così come il suo allevamento, e negli anni ’50 si affacciarono alle esposizioni i primi soggetti Red, Cream, Tortie e Tabby point.
Nel 1954 si registrò la svolta: un cambiamento radicale dello standard, che da quel momento in avanti avrebbe privilegiato una corporatura più snella e agile, un muso più allungato e una struttura leggera ed estremamente longilinea: era nato il moderno Siamese e gli allevatori che non accettarono questo nuovo modello proseguirono su una strada divergente, salvaguardando le forme e la struttura originaria del gatto autoctono thailandese attribuendogli il nome Thai ed astenendosi dal partecipare alle Esposizioni, dove questa tipologia di gatto non incontrava più il favore dei giudici.
Questo crepuscolo del Thai durò fino agli anni ’90, epoca in cui in tutta l’Europa e particolarmente in Unione Sovietica, dove la cortina di ferro contribuì a tenere isolate le linee di sangue più antiche, iniziò un movimento spontaneo di recupero e promozione dell’antica razza. Furono anche nuovamente importati gatti nativi della Thailandia e allevati in monasteri o isolate fattorie, per reintrodurre nei gatti contemporanei il patrimonio genetico del Thai originario. Negli Stati Uniti, invece, l’orientamento del CFA verso i soggetti più estremi e il rifiuto di dotare i soggetti tradizionali di una denominazione specifica, ha sfavorito la diffusione del Thai. L’altra grande Associazione Americana, la TICA, riconosce solo da alcuni anni la razza ma le attribuisce uno standard parzialmente differente da quello che si è imposto in Europa.

Thai tabby point
Un moderno soggetto Chocolate Tabby PointImmagine fornita dall’allevamento “La Fenice”

In Italia la razza è riconosciuta da tutte le associazioni allevatoriali e noi, come di consueto, faremo riferimento allo standard della FIFe, sostanzialmente sovrapponibile a quello WCF, che però riconobbe la razza già sin dal 1998. Il riconoscimento definitivo della razza da parte della FIFe è invece avvenuto solo nel 2017 grazie anche all’impegno dell’italiana ANFI, con il prezioso contributo dell’allevatrice lombarda Katia Lembo.
Nel nostro paese i gatti Thai iscritti ai Libri Genealogici sono ancora pochi; si tratta infatti di una razza che attualmente può essere definita rara ma che ci auguriamo possa acquisire popolarità nel prossimo futuro.
I principali e più prestigiosi allevamenti di Thai attualmente hanno sede in Russia e Germania.

Le caratteristiche fisiche ed etologiche del Thai

Basato sulla morfologia del gatto nativo della Thailandia e sui primi esemplari importati sia in Inghilterra che in America, il Thai è un colourpoint naturale.
È un gatto di taglia e struttura media, ma non massiccia e nessuna delle sue caratteristiche fisiche si presenta con eccessi o estremismi. Ha pelo corto, fine e setoso, con scarso o nullo sottopelo. La caratteristica fondamentale del Thai, come di tutti i colourpoint, è la presenza in omozigosi dell’allelecsdell’albinismo. Ciò riduce la piena visibilità del colore del mantello solo sulle “punte” (zampe, orecchie, muso e coda) in cui la temperatura del corpo è mediamente più bassa rispetto al tronco. Lo stesso allele è responsabile del colore blu o azzurro delle iridi. Il contrasto dei point dev’essere netto, sebbene sia tollerato un colore più scuro nel corpo dei gatti più anziani.
Sono considerati difetti gravi lo stop nel profilo, un colore di occhi diverso dal blu, e qualsiasi pezzatura bianca.
La testa è un cuneo modificato, più lungo che largo. Ha la fronte piatta ed il top è leggermente curvo. Nel profilo si nota una leggera curva all’altezza degli occhi con una leggera curvatura verso il basso sulla punta del naso. Il mento è allineato verticalmente con la punta del naso. Le orecchie sono moderatamente larghe, ampie alla base ed ovali alle punte; sono piazzate mediamente alte e le linee esterne delle orecchie seguono la linea che va dalla testa al mento. Gli occhi, moderatamente larghi, sono di forma ovale e leggermente obliqui. La coda è lunga come il corpo e va assottigliandosi verso la punta arrotondata.

Molto curioso e attivo, il Thai è un gatto chiacchierone e si esprime spesso con vocalizzi articolati, tanto che viene chiamato anche “gatto parlante”. È impossibile non accorgersi della sua presenza, soprattutto perché amante delle corse casalinghe nei corridoi o nei saloni.
Gatto dall’elevata intelligenza, attivo, vivace e giocoso senza essere prepotente, ama la compagnia e soffre moltissimo la solitudine. Per questo motivo si consiglia sempre di non lasciarlo solo o, per lo meno, di dargli un compagno di giochi e di dormite. Si relaziona molto volentieri con gli esseri umani ma accetta di buon grado la compagnia di altri animali (anche dei cani) e dei bambini ma potrebbe diventare geloso in presenza di altri gatti; per questo è importante saper inserire eventuali nuovi compagni felini in modo da mantenere una complessiva armonia. Se vuole qualcosa non è capace di attendere. È molto caparbio, soprattutto nel chiedere le coccole, comunque dolce e tutt’altro che aggressivo, come invece le legende metropolitane lo dipingono. Vorrebbe sempre stare in braccio oppure acciambellato sul corpo di un membro della famiglia; i più leggeri anche sulle spalle, da cui dominano ogni situazione. Il Thai ama infatti le altezze, dalle quali osserva tutto con estremo interesse. Insomma, è un compagno di vita che sa farsi amare profondamente dispensando rumorosissime fusa.
La sua intelligenza gli consente di imparare cose nuove molto velocemente tanto che, se gradualmente abituati, i Thai si trovano a proprio agio anche a camminare al guinzaglio. Ama le comodità e teme il freddo, in relazione alla modesta lunghezza del pelo, cosa che lo rende più adatto ad una vita in appartamento piuttosto che in esterni.
Pur essendo un gatto di piccola taglia ha unghie molto ben sviluppate che dovranno trovare sfogo su un adeguato tiragraffi.

Lo Standard di razza secondo la FIFe

Come abbiamo detto in precedenza, gli Standard di razza possono differire anche sensibilmente fra le varie Associazioni allevatoriali. La FIFe non riconosce – a differenza di altri enti internazionali- né il Thai bianco né le colorazioni pointed cinnamon, fawn, le relative tortie e tutte le varietà silver e golden, in quanto esse dimostrano l’outcross con soggetti di razze differenti. In questa sede facciamo riferimento allo standard in vigore attualmente (edizione 2018).

Thai blue point
Tequila della Corte del Siam, Thai blue pointImmagine fornita da Gianfranca Lembo

La salute del Thai

Il gatto Thai, correttamente selezionato, è libero da patologie ereditarie specifiche di razza. Per il WCF e la FIFe non sono attualmente autorizzati accoppiamenti con soggetti di altre razze; questo non solo per selezionare un fenotipo costante, ma anche per preservare i Thai dalle patologie genetiche che affliggono la razza Siamese, la più simile in quanto a fenotipo.
Sano e robusto, può essere molto longevo, arrivando a vivere per 18-20 anni circa.
Come per i tutti i gatti colourpoint e albini in generale, esiste il rischio che alcuni soggetti possono nascere affetti da una anomalia delle intersezioni delle vie nervose a livello del chiasma ottico (decussazione) che si palesa come strabismo e, talvolta, nistagmo. Grazie alla buona selezione sinora attuata, questa eventualità sta diventando sempre più rara.

Il Thai in Italia

Gli allevamenti di Thai in Italia sono decisamente pochi.
Segnaliamo in questa sede alcuni fra i più qualificati:

Standard di razza

Aspetto generale

Il gatto ideale è pointed, discendente dai gatti pointed naturali della Thailandia.

Testa

Forma, taglia

Cuneo modificato di dimensioni medie. Più lungo che largo, di larghezza media.

Fronte, cranio

La fronte è piatta e semilunga. La sommità del cranio è leggermente curva.

Profilo, naso

Il profilo mostra una lievissima incurvatura all’altezza degli occhi con una leggera curvatura verso il basso sulla punta del naso.

Guance

Guance leggermente incurvate verso l’interno dove inizia il muso.

Muso, mascelle

Da medio a semilungo, smussato, a forma di cuneo.

Mento

Fermo, allineato verticalmente con la punta del naso.

Orecchie

Taglia

Moderatamente larghe

Forma

Larghe alla base con punte ovali. Con pochissimo pelo.

Posizione

Mediamente alte. Le linee esterne delle orecchie seguono la linea dalla testa al mento.

Occhi

Taglia

Moderatamente grandi

Forma

Ovale

Posizione

Distanziati non più della larghezza di un occhio e leggermente obliqui.

Colore

Blu profondo e intenso

Corpo

Taglia

Media

Forma

La lunghezza del corpo è una volta e mezza l’altezza delle gambe.

Muscolatura, ossatura

Ossatura media. Potente ma non pesante. Comunque più pesante rispetto a quanto suggerisce l’aspetto.

Collo

Di media lunghezza e forza.

Zampe

Eleganti di media altezza

Piedi

Ovali

Coda, lunghezza

Lunga almeno come il corpo, dalle spalle alla base della coda.

Coda, forma

Si assottiglia verso la punta arrotondata.

Pelliccia

Lunghezza

Pelo corto

Tessitura

Fine, brillante e morbido. Presente un leggero sottopelo.